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Le origini dell'Orto
lucchese
Il 13 giugno 1820 veniva consegnato al Liceo Reale un appezzamento di
terreno – entro le mura – denominato Piaggia Romana, perchè vi fosse edificato
un Orto Botanico. Nella riforma degli studi attuata dalla sovrana Maria
Luisa di Borbone, infatti c'era anche l'insegnamento della Botanica e questa
disciplina “... è dell'indole di quelle che non può esercitarsi col
solo raziocinio” ma “... abbisogna degli oggetti fisici, ed ostensibili
che la natura presenta per esserne istruiti”. Era questo l'ultimo risultato
di una richiesta fatta in tal senso da Bernardino Orsetti – allora ministro
della Pubblica Istruzione – a Sua Altezza Reale.
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| Orto botanico - Il laghetto |
Fu nominato Direttore dell'Orto il Professore di Botanica Paolo Volpi,
che fece i primi impianti nel neonato giardino. Gli esemplari furono prelevati
da due diversi luoghi; dalla villa Reale di Marlia, che già Elisa Baciocchi
aveva fatto arricchire di numerose piante esotiche, e dai vivai presenti
in Lucca dove venivano allevate le piantine per le alberature delle mura.
Successivamente furono gli scambi con gli altri Orti Botanici, italiani
ed esteri, a completare le collezioni. In particolare furono quelli di
Pisa e di Firenze che fornirono la maggior quantità di semi. Paolo Volpi
si occupò dell'Orto fino al 1830 anno in cui a lui successe il Professor
Benedetto Puccinelli.
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| Orto botanico - Veduta |
Il Puccinelli, che operò nel giardino fino al 1850, fu fecondo di iniziative.
In particolare compilò una flora lucchese, in parte pubblicata dallo stampatore
Bertini, in parte conservata in manoscritto presso la biblioteca dell'Orto
così come il manoscritto che tratta dei funghi. Il direttore incrementò
anche gli erbari. Dal 1850 al 1860 la responsabilità dell'Orto fu di Attilio
Tassi, i cui interventi sembrano assai limitati. Al Tassi successe Cesare
Bicchi che si occupò del Giardino per ben 46 anni, dal 1860 fino al 1906.
L'attuale volto dell'Orto di Lucca è il frutto del lavoro di quest'ultimo
che molto fece per l'istituzione da lui diretta. L'impianto della maggior
parte degli alberi ora presenti è opera sua, come la costituzione di quell'erbario
più cospicuo che porta il suo nome; anche la costruzione del laghetto
è legata al Bicchi.
Successivamente, fra la prima e la seconda guerra mondiale, l'Orto cadde
in disgrazia sopravvivendo alla stregua di un pubblico giardino. Solo
alla fine degli anni Cinquanta la Prof.ssa Roma Melinossi, fu incaricata
dall'amministrazione comunale di rivedere le collezioni per la ripresa
di un'attività che, in effetti, riuscì a rendersi concreta solo intorno
al 1970.
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